INTERVISTA A MANU INVISIBLE

Nel corso di questa intervista speciale a lui dedicata avremo la possibilità, oltre che di percorrere l’itinerario d’arte delle domande sulla sua storia artistica, anche modo di fare un cross over tra due ambiti: la linguistica e le arti figurative.

La poetica del writer sardo percorre infatti il segno della parola. Ma come?

Oggi potremo chiederlo direttamente all’artista così da osservare più da vicino il suo rapporto con i lemmi ed i significati.

itriArt: Benvenuto a Manu Invisible.

Davanti alle tue opere, specie quelle più monumentali, si crea, proprio in virtù della scala di raffronto tra superfici e soggetto, un’aria di sospensione. Trascorrono cioè alcuni istanti più lenti, in cui la parola si dilata e si espande quasi sul colore. In che rapporto si pone la tua formula parola-visione con la tua ricerca personale sull’arte? 

Opera di Manu Invisible realizzata in occasione del Festival "ColorArci
Marrubiu, 2026 

La parola è un elemento portante della mia poetica, poiché strumento potente di comunicazione con il fruitore e quindi con chi vive lo spazio in questione.

All'inizio del periodo "Lapidario" specie nelle opere commissionate, praticamente tutte le parole venivano esaminate e scelte in base al contesto; successivamente nel periodo di "Subvertising" questa necessità compare a volte, ma non è un elemento fondamentale della ricerca. Tenendo in considerazione un'utenza più dinamica e un messaggio concettuale più snello e impattante, l'esigenza del "site-specific" viene a meno.

La consistenza delle parole, le parole desuete, i lemmi di ambiti linguistici “di settore” -talora anche piuttosto specifici- sembrano davvero appassionarti. Come cerchi le tue parole? Arrivano a te per un processo induttivo/deduttivo o sono ispirate da altro? Come avviene la tua “parola-genesi”?

La scelta della parola, avviene contemporaneamente alla metamorfosi del marchio; proviene da un'esigenza intima, da un volere collettivo, da un interesse pubblico tipico della società dei consumi.

La curiosità, un briciolo di ricerca e l'affiancamento all'immagine, fanno il resto.

Creerai mai opere con tuoi neologismi? Ne hai mai creato qualcuno o hai qualche parola del tuo lessico personale che non esiste sui dizionari e che vuoi condividere? 

Nei periodi artistici precedenti, è capitato, forse una volta, i neologismi sono degli elementi fonetici e concettuali che mi affascinano incredibilmente.

"Insegnaletica" è stata la parola che ha fatto sorgere l'opera omonima sulla scalinata dell'ingresso di "Dianova" la comunità per tossicodipendenza di Ortacesus.

Letteralmente il neologismo si ispira alle parole: "Insegnare", "Etica" e "Segnaletica" (stradale, il cui stile è ispirato).

C’è nel tuo lessico una parola preferita? O semplicemente una odiata?

Non ne ho ne di preferite nè di odiate o inappropriate. Ciò che cambia davvero tutto è il fatto di come le si accosta tra loro e dove vengono ubicate all'interno del tessuto urbano.

“Quando è moda è moda” cantava Gaber. Ci sono parole che vanno di moda?

Ci sono parole che hanno una tendenza maggiore di epoca in epoca.

Questo avviene normalmente perché ogni parola e significato, variano e cambiano di epoca in epoca anche e sopratutto in base a fattori ed esigenze sociali.

Una di queste è proprio "Resilienza" una parola "iniettata" nella società, appena un decennio prima del grande avvento del Covid 19 e altri fattori che hanno destabilizzato la società; o ancora l'etimologia della parola "Mafia" che significa "Famiglia".

Il 13 settembre 2026 si tiene a Marrubiu la IIa edizione di ColorArci, festival dedicato alla Street art e alla cultura Hip Hop. Pensi che sia un’occasione per diffondere questo tipo di linguaggio espressivo?

"ColorArci 2026" è stato un Festival tra i più grandi in Sardegna, che ha visto protagonista tutta la scena del writing isolano.

Lavorare con la presenza di questo particolare fermento artistico, mi ha fatto emozionare inorgogliendomi, poiché è stata di certo un'occasione particolare di confronto ed espressione per tutti.

Ho anche avuto modo di confrontarmi in una call, con artiste provenienti dallo stesso background come "Elena Muresu" (in arte "Mala") e altre provenienti dall'arte performativa e concettuale, come: Maria Jole Serreli, che ringrazio per il coinvolgimento di quella giornata.

Ci racconti il tuo ultimo progetto legato al filone del Subvertising? 

È stato sempre uno di quei "leitmotiv" presenti da tempo nella mia ricerca, in vari periodi stilistici indagato.

Ultimamente è diventato protagonista cruciale della mia poetica poiché ha incontrato un'esigenza di "scatenare" ciò che ho dentro.

La necessità è quella di tornare a fare "strada" coinvolgendo il fruitore in una serie di giochi di parole e modifiche al mondo commerciale, per suscitare un sentimento di leggerezza e gioia, intervento coraggiosissimo in un'epoca violata dall'insicurezza e dal pessimismo dilaganti.

Mi sono divertita a raccogliere le opere realizzate sino ad oggi (per un totale di 36+1) in questo filone e ne ho realizzato una possibile classificazione linguistica. Ti sembra azzeccata la pertinenza delle “famiglie” linguistiche di appartenenza?

Si assolutamente; forse l'unica slegata da tutto, potrebbe essere "Obey", che inavvertitamente si fa difficoltà a categorizzarla.

Proposta di famiglie linguistiche per le opere di Subvertising - 2026


Una delle opere realizzate recentemente sulla scia del subvertising - Obey - è ispirata a un celebre film del 1988 di John Carpenter, Essi vivono (They Live). Credi che l’immaginario sci-fi del regista si sia in realtà in parte realizzato nella società contemporanea? Se sì, la Street Art può fungere come “gli occhiali” indossati dal protagonista del film?

Il film "They Live" fa parte di quell'immaginario che "imprigiona" le menti di chi non sa leggerlo; mi vengono in mente migliaia di documentari o opere cinematografiche complottiste, dove si offre al fruitore una formula chiamata "problema" e lo si lascia ovviamente senza soluzione, perché davanti a un problema inesistente fatto ad "artificio" non può esistere neanche una soluzione. Lo trovo molto affascinante ed artistico tutto questo.

Esiste, se esiste, un capo d’abbigliamento che ti piace, diverso dalla tua divisa da writer, nera con gocce colorate di pittura e maschera, ovvero un capo per confonderti tra gli altri e riprenderti, paradossalmente, il tuo anonimato?

Posso dire con estrema irriverenza che c'é chi mi prende in giro per la mia grande passione per il "monocromatico" e i capi semplici e anonimi.

Qual è il ricordo più antico che hai legato all’arte? Vorrei conoscere sia il momento in cui la hai sperimentata come osservatore, “al di qua dell’opera”, sia il momento in cui ti sei trovato a pensare ad una tua primissima creazione.

Da molto piccolo avevo già l'attrazione per la creazione di maschere fatte con il cartone della pizza e colorate con i pennarelli, successivamente le prime esperienze e approcci con il mondo dei graffiti sono state folgoranti.

Se non avessi intrapreso la tua carriera artistica da writer, cosa avresti voluto fare?

Avrei probabilmente fatto il commerciante di fiori e piante; ma sotto molte chiavi di lettura lo faccio tuttora in maniera perpetua; me lo ricordano: l'uso del colore, il sorriso e la gratitudine delle persone la componente legata al viaggio e il contatto con la strada.

Com’è organizzata la struttura operativa per la nascita di una tua opera? Che rapporto hai con il processo creativo? Come ti coinvolge, come lo attraversi o ti attraversa?

Un'opera viene concepita e sviluppata con tecniche diverse; ognuna di esse segue un iter creativo che non è altro che strumento di costruzione di un'esigenza ben precisa.

Mi avvalgo spesso della grafica digitale che mi permette di avere maggiore dinamicità e versatilità e soddisfare maggiormente le richieste e esigenze artistiche.

Quali sono i tuoi progetti al momento e quelli futuri?

Attualmente avrò altri progetti autonomi legati al Subvertising e parallelamente seguirò anche alcune richieste provenienti dal mondo del volontariato, in contesti delicati e con esigenze delicate.

“Alienazione”, “raccoglimento”, “furore”. Pensando alla storia dell’arte, quali opre ti rievocano questi stati d’animo?

"Alienazione"= Una stampa serigrafica di "Blu" dell'anno 2014 (circa) dove ha rappresentato questo concetto attraverso il sovracarico del traffico stradale in una rotonda.

"Raccoglimento"= "Viandante sul mare di nebbia" di Friedrich.

Nel termine "Furore" trovo un analogia con il concetto di: "Eu-Phoros" (Euforia) e mi ricorda inevitabilmente la mia opera omonima del 2015.

Sull’Intelligenza Artificiale. Che impatto ha già dimostrato sull’arte e cosa intuisci che possa accadere da qui ad un futuro anche piuttosto prossimo?

L'unica insidia che vedo nel rapporto con l'intelligenza artificiale è, purtroppo, la tendenza umana ad adagiarsi e crogiolarsi sulla comodità dello strumento. Questo fattore potrebbe intorpidire il normale processo di ricerca personale, ma, al tempo stesso velocizzare agevolando altri tipi di processi creativi.

Se avessi risorse illimitate, quale opera (o opere) realizzeresti?

Un'opera che abbia un doppio sguardo, il primo: quello sociale delle persone (lo sguardo di chi la partecipa e la difende), un'opera dove chiunque sia chiamato a partecipare, realizzando un'enorme parola che si possa leggere soltanto dal satellite da un punto di vista zenitale.

L'opera apparirebbe bianca e ricoprirebbe diverse porzioni di tetto e strada, componendo il più grande puzzle concettuale mai sviluppato.

Opera da ubicare in un luogo simbolo e quindi facendo interagire la parola con il contesto.

Esempio: Luogo - Chernobyl  Parola - "Fiorire"

C’è una domanda che non ti ho fatto e a cui vorresti dare una risposta?

Si, era la domanda precedente, ti ringrazio di avermela fatta.



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