GNU sta a "new" come Giotto sta a "riduzione al moderno": della rinnovata Galleria Nazionale dell'Umbria e della sua mostra su Giotto e San Francesco

L'edificio della Galleria Nazionale dell'Umbria (GNU), che ha sede nel Palazzo dei Priori di Perugia, è stato rigenerato per il futuro: dopo quattro anni di progettazione ed uno di lavori, il museo nel cuore d'Italia è diventato un diaframma perfetto tra le opere in esso esposte e l'ambiente, sia urbano che naturalistico, in cui è armoniosamente inserito.

ItriArt Giotto
Maestro della Croce di Gubbio
croce processionale bifacciale
(1300 - 1305) 
Gli ampi spazi che accolgono il visitatore sono inondati di una luce diffusa e mitigata nella sua potenza da dei filtri alle finestre con una duplice funzione: da una parte tutelano la salute delle opere custodite al loro interno, dall'altra consentono l'affaccio sul paesaggio umbro, in primavera particolarmente mite e verdeggiante.

Questo colore, che si spartisce il riquadro delle trifore o delle finestre ad arco con l'azzurro del cielo, bene si accompagna all'ordine delle sale, bianche e razionali,  in cui il visitatore si trova a dialogare con il protagonista di quest'arte antica: il colore.

Le 40 sale ospitano 800 anni di storia dell'arte, dal XIII al XIX secolo, che si snodano tra opere di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio e capolavori di Piero della Francesca, del Beato Angelico, di Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino, solo per citarne alcuni.

Del Perugino rapisce un trionfo di cromie nell'Adorazione dei Magi in cui il giovane pittore, fresco dell'alunnato presso il Verrocchio a Firenze, inserisce il proprio autoritratto nel personaggio in abito nero e berretto rosso, sul margine sinistro, mentre guarda "fuori" dal perimetro della scena, direttamente verso di noi. Le stoffe, i damaschi, le consistenze - come il velluto della figura a mani giunte - pare quasi di poterle toccare.
Perugino - Adorazione dei Magi (1475 circa)

Attualmente la Galleria celebra l'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi con la mostra "Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell'Umbria del Trecento" a cura di Veruska Picchiarelli e Emanuele Zappasoldi. 
L'allestimento avvolge il visitatore in uno scrigno blu, come il rivoluzionario e naturalistico cielo di Giotto che interruppe la tradizione delle volte ieratiche in oro dell'arte bizantina.

Il nesso che, infatti, collega i due uomini, il santo e l'artista, è uno slancio naturale verso l'osservazione diretta e partecipata del Creato. Giotto, dall'esperienza degli affreschi assisiani, porta il nuovo segno di un'arte sia più umana che più attenta alla resa della natura.
Quando ci descrive Francesco, Giotto ci trasmette un rivoluzionario senso di tenerezza, mediante un linguaggio del tutto inedito, restituendo l'intimità di una visione personale, anzi, quasi privata, del rapporto a tu per tu con Dio.

Giotto di Bondone - Madonna con Bambino (1300 circa)
Opera realizzata per la devozione personale,
Oxford, The Ashmolean Museum

La mostra è in corso fino al 14 giugno 2026.



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